Il mio post-sfogo di ieri ha ricevuto risposte che meritano un capitolo a parte in questo diario virtuale.
In particolare quella di Fabrizio, che lascia molto amaro.
Credo che sia spunto di riflessione il fatto che scrittori abbandonino forum letterari perchè si sentono fuori posto, quando proprio lì la coralità di opinioni dovrebbe essere il punto di partenza per riflessioni e crescita individuali.
Da qualche mese ho detto addio anch'io a molti forum e siti dove leggevo troppa acrimonia, troppa spinta per emergere. Mi dispiace, ma non fa parte del mio carattere giocare al personaggio, so già che dopo poco si ripresentano le mie crisi e mi sembra inutile provocarle. Io sono io, sono questa qui, giocare alla scrittrice non è nel mio stile e mi mette profondamente in imbarazzo.
Senza nulla togliere al magnifico lavoro che sta facendo Emanuele Manco per la rivista, dando spazio concretamente a tutti gli aspetti del fantastico, nel forum non mi sento a mio agio, non mi ci sono mai sentita e non ha senso forzarmi per apparire.
Diverso è il discorso per Terra di Mezzo, dove in effetti è comparsa la critica che ha scatenato la mia reazione. Premetto che non è stata la critica in sé, ma si è trattato della classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.
In questo forum mi sono sempre trovata molto bene, e quando si sta tra amici è più facile chiarirsi senza problemi. Così è stato, dimostrandomi ancora una volta che essere se stessi è il modo migliore per affrontare le cose.
Per quanto riguarda i libri, so di avere un conto in sospeso con i lettori del secondo, e questo è une forte spinta a superare i momenti di fatica e di stanca. In gran parte non dipende da me l'uscita del finale, ma farò il possibile per raccontarvi come finisce la storia.
Tornando al commento di Fabrizio, credo che siano in tutti i settori, non solo nella letteratura, personaggi di punta che dettano le opinioni e personaggi in ombra che semplicemente fanno. Mi verrebbe voglia di citare Licia Troisi, che è talmente impegnata a scrivere che non compare mai in nessuna discussione, per quanto sia l'autrice in assoluto più venduta e più criticata del fantasy. E' l'esempio più eclatante, ma èpotrei farne molti altri. Nomi che si trovano in libreria e non nei forum.
La strada che stiamo prendendo con Piazza dei Bardi dovrebbe essere questa... fare prima di parlare, parlare per organizzare.
Non si tratta più solo del fantasy, si tratta di cercare una strada per proseguire seremamente la nostra attività, per perseguire la nostra passione. Il resto misa che è davvero fuffa!
Voilà, detto fatto!
Ho appena lasciato il forum di TdM, dove ho risposto a un commento negativo al mio secondo libro.
Per evitare l'OT, ho tagliato la risposta lasciando solo le parti che restavano in tema. Ma devo sempre stare zitta? Insomma, di carattere non sono una persona polemica, di solito prendo le critiche e le assorbo completamente, prendo i complimenti e li metto in congelatore. Quando un testo non piace è importante capire dove si è sbagliato, quando piace si prende atto di aver condiviso appieno qualcosa col lettore.
Ergo, le critiche pesano sempre più dei complimenti. Detto questo, ne va di conseguenza che sulla mia psiche i complimenti pesano 10, le critiche, 100.
Come ho accennato nel forum, quando leggo frasi del tipo "ho buttato via i soldi" ci resto male, è una frase che scatena in me una reazione violenta, non contro chi l'ha scritta, ma contro l'infame destino...
La considerazione economica è sempre una faccenda delicata: in un anno intero, più qualche mese, di attività "da scrittrice" mi trovo pure io a fare i conti. La logica mi porta a pensare che potrei spendere meglio il mio tempo e la mia fatica. Insomma, scrivere, revisionare, spedire, editare, promuovere un libro richiede fatica e tempo, per un riscontro economico praticamente nullo. Se anche il lettore butta via i soldi, allora siamo in due. Vale la pena di continuare?
RIcevo alcune critiche all'editing, nonostante per confezionare il testo ci siamo fatte in due un mazzo così. Altro tempo, altri soldi gettati nel vento. Vale la pena di continuare?
Raga, sono stufa. Forse non sono all'altezza degli standard richiesti dal pubblico, non ho le palle per fare la scrittrice in questo mondo virtuale, dove tutti sanno meglio di me come dovrei fare le cose.
In generale la mia vita è così, c'è sempre qualcuno che mi dice dove sbaglio, ma senza proposte positive.
Capita anche a una carta assorbente come me di arrivare a rompersi.
Non è tanto per il commento che ho ricevuto sul libro in questa occasione che sono arrivata alla rottura: un libro può non piacere, i limiti alle mie capacità li conosco, non me la prendo per una frase... però quando si va avanti per un po' così viene voglia di sfogarsi, una volta tanto.
Specie se, a conti fatti, si fa quasi tutto gratis et amore Dei.
Per la maggior parte delle mie attività letterarie non guadagno nulla: articoli, conferenze, racconti sono lavoro a fondo perduto.
Con i libri non mi comprerò un castello e nemmeno una villa. Scrivere non è una cosa che faccio per soldi, nè per fama, ma perchè amo farlo. Amavo farlo, prima di arrivare a pubblicare.
Oggi come oggi mi è passata la voglia di insistere ancora per il terzo volume, di cercare altri editori per gli scritti ancora inediti. Ho chiesto più volte una data per il finale della saga, fin quasi a vergognarmi con la povera fanciulla che si occupa della promozione. La logica mia mi portava a pensare che il terzo dovesse uscire per Natale, visto che il secondo è un "to be continue", ma l'editore a quanto pare non la pensa così. In previsione non ha ancora la pubblicazione, ergo fino al prossimo anno non se ne parla. Altra uscita primaverile, forse.
Ci si stanca a combattere su tutti questi fronti, soprattutto quando ci si accorge che in tutto questo lo scrivere non c'entra nulla. Alla fine in gioco ci entra non la produzione letteraria, ma la persona che c'è dietro. Al contrario di quanto sembra, il continuo logorio di giudizi-risposte, critiche-difese diventa una parte della vita di chi scrive, porta a pensare che si è quello che gli altri vedono. Se scrivi bene, vedono bene e tu sei a posto, se scrivi male tu sei cacca, come leggi nei commenti.
Non lo so se voglio andare avanti in questa battaglia, non lo se se ha senso proseguire su questa strada del fantastico, della pubblicazione, della carta. Pensavo che il compimento di un testo fosse la lettura, ma a quanto pare per chi legge è la critica.
Non lo so... in anni di liceo ho imparato a fare analisi critiche molto accurate, ma mai mi sono permessa di dire di libri (anche se gli autori erano più che defunti) cose come quelle che a volte leggo sui miei.
Non ho mai considerato "buttati" i soldi per nessun libro, nemmeno quelli che ho amato meno. Ogni romanzo è stata per me un'esperienza, da tutti ho tratto qualcosa. Se proprio non sono riuscita a finire delle letture, ne ho solo tratto la considerazione che un certo genere, un certo stile non si confacevano al mio modo di pensare, al mio gusto. So di essere capacissima di devastare le opere altrui con motivatissime giustificazioni, sono stata allenata da una prof molto in gamba a lavorare sui testi. Non l'ho mai fatto, perchè insieme alla devastazione mi è stato insegnato a essere costruttiva, a "studiare" piuttosto che a distruggere. A volte mi stupisco di certe cattiverie dette in rete, non solo sui miei libri, ma anche su quelli di altri, perchè di costruttivo non c'è nulla. A che serve?
Ma la domanda che ritorna è sempre un'altra: vale la pena di continuare, in un clima così teso, così ostile?
La risposta non ce l'ho, non la voglio nemmeno, sarà quello che sarà. Certo è un modo molto triste di vedere realizzati i sogni.
Oggi comincio con una segnalazione:
Alle ore 18:00 presso la libreria Feltrinelli in centro a Mantova, si terrà la presentazione del Romanzo di Luca Azzolini "IL FUOCO DELLA FENICE".
Purtroppo non parteciperò, ma mando a Luca un grande in bocca al lupo per questo batttesimo del suo bellissimo libro.
Oggi a Piacenza c'è la fiera di S. Antonino, la festa patronale. Ho asfissiato tutta la famiglia per giorni, col mio entusiasmo. Non amo le fiere, anzi, detesto pure il mercato:non poter camminare in mezzo alla folla come mi pare, le zaffate di odore umano che arrivano portate dal primo refolo d'aria, mescolate a quello dei cibi, il caldo, il senso di soffocamento della folla... tutte cose che di solito evito.
Ma questa fiera mi riporta indietro, a quando da piccola l'aspettavo con impazienza perchè per una volta potevo andare a spasso con i miei genitori, puntare il dito su un gioco e vedere il mio desiderio diventare realtà. Ricordo che c'era una bancarella che vendeva vestiti per le bambole, era l'unico posto dove potevo prendere abiti per il mio cicciobello diventato femmina, perchè la Sebino non contemplava un guardaroba rosa della taglia giusta. Ricordo la delusione, un anno, per una bella bambolina con la gonnellina blu. Quando a casa l'ho spogliata aveva un pisellino. Mi chiedo ancora oggi per quale strano motivo il bambolotto fosse sessuato e perchè lo avessero vestito da femmina. Ma questa domanda è destinata a non avere risposta. Poi c'è stato l'anno in cui il mio fidanzato di allora (e attuale marito) mi regalò un vestito bellissimo. Il venditore lo spacciava per seta, in realtà era puro sintetico, ma mi cadeva proprio bene. L'ho portato finchè ce n'è stato un pezzo.
Chi passeggia per la fiera osserva con invidia quelli che hanno lo spazzettone più lungo e vanno a caccia del banco che offre i manici telecopici più alti. Si trovano le gomme magiche, gli stracci che lavano via anche il pavimento, le creme che spalmate sui colletti tolgono il grasso ma non il colore, ma soprattutto gli utensili da cucina. L'anno scorso ho comprato un aggeggio che faceva tutto, tagliava puliva spennava tritava. Perse le istruzioni non sono mai riuscita a usarlo.
Eh, sì... devo solo trovare il banco giusto e guardare la dimostrazione. Sperando che quest'anno non ci sia un'altra novità!